
|
|
|
|
IL DITTATORE, tra politica e ironia
di Matteo Marzocchi Il Dittatore ha già un titolo impegnativo e un personaggio in grado di reggerlo: Sacha Baron Cohen che ritorna dopo il reporter kazako Borat e il corrispondente di moda Brüno. In questa pellicola, ispirata al romanzo Zabibah and The King di Saddam Hussein, è il supremo leader Haffaz Aladeen, refrattario alla democrazia ai valori americani della tolleranza. Egocentrico personaggio che vince alle sue olimpiadi, recita nei suoi film, colleziona donne e ha la passione per i cartoni animati e per la Wii. Un giorno tutto cambia, quando viene sostituito da un sosia ed è costretto a reinventarsi e a globalizzarsi. Scopre così a piccoli passi, grezzi, volgari, a tratti idioti e di cattivo gusto, la democrazia. Lo fa anche tramite la ragazza americana di cui si innamorerà, interpretata da Anna Faris. Tra le scene di “cattivo gusto”, quello in cui aiuta una donna a partorire, così come quello finale in cui chiede “E' un maschio o un aborto?”. Va bene portare alla luce degli atteggiamenti e delle ideologie che esistono, va bene farlo con ironia, ma il confine è troppo labile almeno ne “Il Dittatore”. Fino all'11 settembre, scontro tragico tra due mondi che non può trovare in questa pellicola la giusta o sarcastica collocazione. |
